Contenuto dell’opera

L’autrice presenta il suo lavoro

… voglio spiegare in che cosa è consistito il mio lavoro.

Ho suddiviso la Carnia in settori che rispondessero a un criterio di equilibrio sotto l’aspetto del percorso e del tempo – equilibrio che ha dovuto tener conto della configurazione delle vallate che sono molto articolate, e della relativa complessità della rete stradale. Questo ha voluto dire anche individuare ed elencare le chiese di tutta la Carnia: ne ho contate almeno duecento nei settori a nord di Tolmezzo, e un altro bel numero a sud…. quindi ho incominciato a visitarle una per una…

Una volta giunta sul luogo di una chiesa, mi fermavo a contemplare, a fotografare l’esterno, ma soprattutto a tracciare la pianta dell’edificio, segnare le altezze approssimative dei vari corpi, come sagrestia, campanile, eccetera, a fare schizzi della facciata, che è la parte da me solitamente scelta per l’opera pittorica.

Questo lavoro l’ho fatto per tutti gli edifici presi in considerazione, anche se ovviamente avevo deciso di limitare le rappresentazioni iconografiche a un certo numero di essi, sia per scelta estetica sia per non superare le previsioni di costo.

Ho cercato di visitare l’interno di tutte le chiese, con non poco dispendio di tempo per la ricerca della persona addetta, ma gratificata da emozionanti incontri con personaggi assolutamente fuori del comune per la loro disponibilità, e più ancora per lo spirito di “convivenza” affettiva con l’edificio, con la sua storia, le sue peculiarità.

Il fatto decisivo, tuttavia, ai fini dell’illustrazione – che costituisce il valore più evidente e immediato di tutta l’opera – era il lasciarsi andare alla suggestione del luogo. È allora, in quei momenti strappati alla ricerca dei punti di vista per le foto e gli schizzi, alle rilevazioni, nonché all’incombere della sera o del temporale, al non rimandabile viaggio di ritorno a casa (io vivo a Udine) ecc., che la chiesa – o più spesso chiesetta – mi suggerisce il suo volto nascosto, la sua storia ignota, al di là di quella nota.

Così posso respirare l’afflato del sito, avvertitre le vibrazioni di certe pietre, apprezzare la qualità del legno di una porta, esaminare con occhi più consapevoli le lapidi del cimitero spesso annesso alla chiesa, ascoltare il fruscio di qualche albero vicino, il sussurrio del genius loci.

Molto spesso sul sito di una chiesa di cinque o sei secoli fa c’era solo una piccola edicola, e prima ancora un altarino inchiodato su un albero, e prima ancora forse un sacello pagano di epoca celtica, e forse, ancora prima, una semplice pietra, luogo di offerte votive a non sappiamo quale divinità da parte di coloro che dovevano superare un passo pericoloso…

In quei momenti incomincia a prendere forma, nella mia fantasia, quella che sarà la mia pagina illustrata, con un particolare che mi è balzato agli occhi perchè significativo e suggestivo.

Dovevo intanto calcolare e trascrivere le distanze tra i vari luoghi, segnalare le deviazioni, precisare il tipo di strada, dare eventuali consigli.

Tra un viaggio e l’altro inoltre, sui libri e in rete, dovedo cercare e setacciare pubblicazioni e notizie per raccogliere poche ma selezionate e possibilmente aggiornate notizie su eventuali curiosità storiche o folcloristiche, i dati essenziali sugli artisti citati, una piccola biografia per i più curiosi.

E poi ecco la vera sfida: la creazione dell’illustrazione.

Quando ho approntato tutto il materiale – schizzi, foto, carta (la mia carta, cercata e fatta arrivare da fuori perchè introvabile in loco), colori acrilici (una ventina tra tubetti e barattoli), inchiostri, acqua e pennelli (una dozzina o più) – e mi pare d’aver bene in mente l’immagine che farò, mi metto all’opera e passo cinque o sei ore inseguendo l’idea per riportarla sulla carta.

Decisioni da prendere, la ricerca di raffigurare l’edificio quanto più prossimo al vero e quanto più lontano da una fotografia, la lotta contro la materia che non sempre vuole rispondere all’idea, la ricerca della fedeltà al sogno dell’edificio che si è configurato negli occhi della mente.

Le caratteristiche dell’opera

È costituita da quattro volumetti: “Le chiese dell’Alta Val Tagliamento”, “Le Chiese della Carnia – Da Tolmezzo a Villa Santina,  Preone, Lauco, e da Muina a Pesariis”, “Le Chiese della Carnia – L’alta Val Degano (o Canale di Gorto) e la Valcalda”, “Le Chiese della Carnia – La valle del Bût da Tolmezzo a Timau”.

Lungi dall’essere il frutto di ricerche archeologiche, antropologiche, ecc., essi cercano di rispondere alla curiosità del turista di qualsiasi preparazione specifica. Sono il tentativo di condurlo per mano in luoghi spesso fuori da ogni itinerario noto, di rispondere agli interrogativi più spontanei e di indirizzare il suo sguardo un poco al di là dell’apparente, del visibile e dell’ovvio.

Questi volumetti conducono il lettore lungo itinerari percorribili in auto, ma che forse altrimenti nessun turista giunto da fuori sarebbe in grado di scoprire.

Le zone trattate sono indicate chiaramente dai titoli di ciascun libretto, mentre per tutto il resto il visitatore può affidarsi alle descrizioni dei percorsi, senza tema di perdersi: non gli resta che seguire i consigli che gli vengono di mano in mano forniti.

Le presentazione al pubblico

Tutti questi aspetti inerenti la realizzazione dei volumi sono stati illustrati personalmente dell’autrice durante le numerose presentazioni, ma forse la più importante di esse – e certo la più commovente – si è tenuta postuma nella Sala Corgnali della Biblioteca Civica di Udine il 22 maggio 2013. Lei non aveva fatto in tempo a presentare il 4° volume, impedita dall’incalzare della malattia: ci ha pensato un gruppo di amici ed estimatori (tre dei quali li possiamo vedere nella foto al tavolo dei relatori): il direttore della biblioteca Romano Vecchiet, il giornalista Mario Blasoni, il poeta Domenico Zannier e le critiche d’arte Raffaella Cargnelutti e Gabriella Bucco.


Credits