Ignazio Mormino

scrittore, critico d’arte, giornalista Sul quotidiano “La Notte” in occasione della mostra personale a Milano presso la galleria d’arte “Visconti di Modrone” nel 1974

Sono, questi di Luciana Pugliese, paesaggi da guardare con attenzione e sentimento.
La parola sentimento, purtroppo caduta in disuso, serve a chiarire le ragioni profonde di questa pittura, che è romantica nel senso migliore della parola: per l’amore, per la devozione, per la passione della pittrice.
Ritroverete il paesaggio come lo hanno sempre trattato le grandi firme della pittura. Questi boschi del Nord visti da una sensibilissima artista del Sud (la pittrice è calabrese ma vive a Tolmezzo) hanno un fascino particolare, una luce straordinaria.
Più che sul fatto emotivo tuttavia, vogliamo richiamare l’attenzione degli appassionati sulla tecnica di Luciana Pugliese, sulla bravura con cui «tesse» le sue tele, sulla severità con cui fonde i suoi colori.
Uno domina su tutti: il verde. Ma sono da ammirare anche certi impasti di rosso e di blu, certi viola che richiamano Cézanne, certi azzurri pieni di profondità, limpidi e alti sopra le montagne.
Tiriamo dunque le somme: ispirazione, bravura, sincerità, in una parola pittura affascinante.

Ignazio Mormino

scrittore, critico d’arte, giornalista In occasione della personale allestita nella galleria Visconti di Modrone, a Milano nel 1975

Questa mostra è un «viaggio» attraverso le meraviglie della natura; ma è bene spiegare subito che per natura non s’intende la fotografia d’un prato o la neve d’una montagna.
Per Luciana Pugliese la natura è poesia, quel tanto di sublime che ogni persona sensibile porta dentro di sé, quel tanto di magico che permette di vivere in perfetta umiltà ma una spanna sopra gli altri, sentendo (e soffrendo) di più.
E insoliti sono anche i colori, perché il verde non è verde, e l’azzurro non è azzurro. L’uno e l’altro sono vibrazioni, sono carezze. Il pennello “muove” con cadenze musicali, particelle infinitesimali che poi si fondono in un insieme armonico: e spuntano dei lilla mai visti primadei grigi senza durezza degli ocra morbidissimi.
Una tavolozza davvero originale, che permette di fare un discorso spirituale sulla forza della natura sull’abbraccio della purezza. Una pittura nutrita di ideali.
Per tutti questi motivi ci sembra doveroso segnalare all’attenzione del pubblico il lavoro di Luciana Pugliese, la sua scelta morale, il suo impegno poetico, che certamente meritano un premio, un pubblico riconoscimento.

Licio Damiani

scrittore, critico d’arte, giornalista In occasione della personale allestita nel 1983 a Forni di sopra (UD)

Boschi densi di colori e di ombre, cespi di fiori sfolgoranti di lampeggianti rossi, paesaggi alpini immersi in una quiete sospesa, occhi di laghi profondi e incantati: sono i temi della pittura di Luciana Pugliese. È una pittura di impianto semplice, soffusa da un lirismo pacato. Il motivo ispiratore è la natura, osservata e descritta con immediatezza e con una sorta di abbandono.
Oggi, in un momento in cui i problemi dell’arte figurativa sono soggetti a una profonda revisione, dipingere “ciò che si vede” può non costituire più scandalo, come avveniva fino ad alcuni anni fa: tutte le strade sono state riaperte. Importante è che l’atto del dipingere non diventi un’evasione, un divertimento fine a se stesso, un esercizio calligrafico, ma che presupponga un impegno di conoscenza, tale da giustificare il fatto creativo.
Ci sembra che in Luciana Pugliese sia avvertibile questo bisogno nell’assiduità con cui la pittrice affronta il discorso artistico, nella scelta dei motivi e nel modo di interpretarli.
La Pugliese, che ha operato anche anche nel campo dell’incisione con risultati convincenti, si ricollega, indubbiamente, a matrici post-impressioniste, ma d’istinto piuttosto che per una riflessione di tipo culturale.
Il suo problema principale è quello di porsi in sintonia con l’oggetto, di tradurlo in immagine chiara. Ciò presuppone un lavoro attento sul linguaggio, un lavoro che si intravede nella composizione, tormentata, in certe zone, da pennellate fitte, in altre distesa in un raggiunto equilibrio tra volumi, colore e luce.
Ne deriva una sensazione di gioiosità, di poetica vibrazione. La pittura si propone allora come dialogo da avviare con quanti credono ancora nel valore e nella possibilità di comunicare sentimenti ed emozioni anche a livello d’immediata comprensione. Ma non è detto che le proposte di più immediata comprensione e lettura siano sempre le più facili da attuare. Richiedono disponibilità e ricchezza interiore.

Aldo Rizzi

Direttore dei Civici Musei di Storia e Arte di Udine dal 1958 all'85, curatore della grande mostra sul Tiepolo del 1971 nella Villa Manin di Passariano di Codroipo (UD) e Conservatore della medesima dal 1972 al 1993. Sui volumi, illustrati da dipinti, dedicati alle chiese della Carnia.

…la pittrice si fa pellegrina, avvicina questi monumenti con cuore umile e casto, li scompone nella loro aggregazione fisica per ricomporli in termini ideali, come apparizioni impalpabili che galleggiano nella mente, come ‘perlustrazioni dell’anima’. In tal modo l’immagine si astrae dalla sua condizione sensoriale per rigenerarsi in un tempo mitico… il registro della tastiera cromatica assuma cadenze ‘metafisiche’… Con un pennello magico, che sembra intinto nella polvere di perle, di smeraldi, di opali, di lapislazzuli… licenzia brani pittorici che sono autentici accordi musicali, ora sonori ora impalpabili, ora trionfali ora rarefatti… Nella mappa degli artisti operanti in regione Luciana Pugliese – che è anche scrittrice sensibile, elegante poetessa e linguista appassionata – occupa un posto privilegiato…

Sulla sua pittura di paesaggi, fiori, nature morte
Dopo le dissacrazioni, gli atteggiamenti provocatori e lo smarrimento esistenziale di tanta pittura o pseudo pittura contemporanea, Luciana Pugliese vuole stabilire un nuovo rapporto con la natura, rilanciare l’impianto figurativo: una natura e un impianto rivissuti dall’interno, sentiti come fatto emozionale…

Licio Damiani

scrittore, critico d’arte, giornalista Sulle opere ispirate all'arte longobarda, eseguite in occasione della granda Mostra sui Longobardi tenutasi nel 1990 a Cividale e a Villa Manin di Passariano.

Dalla gioia della natura al fascino dell’archeologia. Nell’opera di Luciana Pugliese c’è stata una svolta improvvisa.
Dopo aver dipinto fiori e prati e paesaggi montani e agresti con sensibilità e grazia poetica, si è lasciata sedurre dalla misteriosa bellezza dei reperti longobardi, forse sull’onda del nuovo interesse per questo popolo suscitato dall’imminente mostra annunciata a Villa Manin e a Cividale.
La rivisitazione che Luciana Pugliese compie dei longobardi si svolge sul versante lirico. I calligrammi, i particolari di monili, di gioielli, di bassorilievi, di fregi marmorei sono utilizzati dall’artista come frammenti evocativi.
Luciana Pugliese focalizza tracce minute di complessi tessuti figurativi e le sviluppa sul foglio. La citazione, che sta alla base dell’idea compositiva, viene rivissuta e reinterpretata, quale occasione per sondare enigmatlcl spessorl temporali.
Luciana Pugliese, insomma, non usa la chiave citazionista per sottolineare criticamente il proprio distacco dall’oggetto, il suo recupero per via intellettuale.
Le scaglie dei disegni barbarici sono per lei spunti attraverso i quali lasciarsi immergere in un’aura di magiche preziosità. Ed è la sottile ricerca cromatica a reinventare fantasticamente il documento.
E’ l’uso del colore, delle patinature antiche, a rendere autonome le sue composizioni, a trasformarle in “qualcosa d’altro” rispetto ai modelli museali. Dalla loro lettura Luciana Pugliese ricompone un mondo di ombre, di atmosfere ricche di un brillìo denso di luce minerale, di un tasto remoto che pare risalire dai fondi areani dell’inconscio, di una storia assimilata nelle sue radici profonde

Gilberto Ganzer

Storico e critico d'arte, Conservatore della Villa Manin di Passariano dal 1995 al 1997 e Direttore dei Civici Musei del Comune di Pordenone fino al 2013. In occasione della presentazione del 1° dei 4 volumi sulle chiese della Carnia - 1990

… queste chiese – sentinelle di una terra abbandonata per le contingenze economiche – si vivificano nel ricordo di tanti che, anche se emigrati, riconoscono orgogliosamente le proprie radici e la Pugliese le ha ‘sospese’ in quella memoria che tutti si portano con sé: una memoria non usurata dalla appiattente realtà moderna.


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